28 aprile 2008

L'Antica Arte della Seduzione - Parte 6

Buongiorno a tutti!!! Come accennato nel mio post introspettivo, o per meglio dire, sfogo del 25 aprile, purtroppo, a causa di una relazione ormai finita (inutile agrapparsi a false illusioni in questi casi...) non sto attraversando uno dei periodi più sereni di questa mia vita...

Anche per reagire a questo mio momento di stasi ho deciso di rispolverare un'argomento a tema, ovvero "L'Antica Arte della Seduzione" da me già trattata in altri post ( - - - - ) che ultimamente, visto che fino a pochi giorni fà ero sentimentalmente sereno, avevo tralasciato.

Vista però la mia nuova situazione, ed essendo il primo che ne riprenderà la lettura alla ricerca di spunti di crescita personale e nuova serenità interiore, base ideale per affrontare con rinnovata Autostima i propri impegni, ho pensato di tornare a condividere con voi tale agomento con questo mio articolo.

Anche in questo caso continuerò, come nei post precedenti, a proporvi alcuni estratti da:

Seduzione
Tecniche di Comunicazione e Seduzione Rapida per Ogni Sesso

Ebook 323 pagine, di Giacomo Bruno

Come già spiegato nei precedenti post (vedi in particolare il primo...) , si tratta di un'opera suddivisa in 8 capitoli che tratta dell'applicazione della tecnica della PNL all'Antica Arte della Seduzione che sono convinto possa veramente aiutare chiunque a migliorare i propri rapporti con l'altro sesso, ma anche ad avere una crescita interiore che possa portare a conoscere meglio se stessi ed a migliorare, quindi i nostri rapporti con amici, famigliari e semplici conoscenti...

1.6 - Identità

L’identità è il nucleo più profondo di ognuno di noi, che costituisce il carattere delle persone e ne determina l’unicità in fatto di valori, modi di essere e di comportarsi. E’ l’identità a definire chi effettivamente siamo. Riuscire ad addentrarsi fino a quel livello così intimo di qualcuno è in genere riservato in modo esclusivo a poche persone, e comunque a persone con cui si condivide un legame molto intimo e confidenziale. Se manca questo rapporto stretto e privilegiato con una persona, è molto difficile riuscire a conquistarla.

Tuttavia la personalità di ognuno di noi, oltre ad essere il nostro elemento di definizione, una sorta di etichetta con su scritti gli ingredienti di cui siamo fatti, ha anche un’altra accezione, non del tutto positiva. Rappresenta infatti una limitazione, che noi stessi ci poniamo in seguito ad eventi forti accaduti durante la nostra vita: affermare di essere in un certo modo, corrisponde infatti a negare di essere in un altro modo. Chiudersi in un’identità significa cioè sensibilizzare il cervello verso una serie specifica di vicende e ricordi, proprio quelli che confermano la nostra idea originaria. E continuare a comportarsi in modo coerente e congruente con quella identità.

Proviamo a pensare ad ogni volta che facciamo un’affermazione su noi stessi, su ciò che siamo o siamo in grado di fare, e soprattutto su ciò che invece non siamo o non siamo capaci di portare avanti. “Io non sono bravo a disegnare, sai non ho per niente creatività.” oppure “Io odio la matematica, con i numeri non ci so proprio fare... non sarà mai il mio mestiere”. Quante volte abbiamo ascoltato o detto simili parole? Affermazioni come queste derivano proprio dalla percezione che ognuno ha di se stesso, delle sue possibilità e capacità. Percezione che dipende dal nostro vissuto, dalle nostre esperienze di vita, dalle cose e persone che hanno arricchito e arricchiscono la nostra esistenza: in pratica, dai riferimenti che abbiamo archiviato nel nostro jukebox mentale.

E’ proprio il caso di una studentessa molto in gamba, con ottimi risultati in tutte le materie, tranne in quelle che avevano a che fare con i numeri. Matematica, trigonometria, geometria le causavano notevoli difficoltà ed i voti peggiori della sua pagella. Detestava profondamente quelle materie, anzi, a sentirla parlare, si definiva “geneticamente incapace” a gestire argomenti di tipo scientifico matematico. Diceva che fin dalle scuole medie era stato così e che così avrebbe continuato ad essere, perché lei non era portata per la matematica. Eppure quella stessa ragazza ha poi affrontato gli esami di maturità portando come seconda materia proprio matematica. Non solo, ha scelto anche di proseguire gli studi universitari, iscrivendosi proprio ad una facoltà scientifica. Ed oggi il suo lavoro la porta ogni giorno a confrontarsi con formule e numeri da gestire.

Viene spontaneo chiedersi in che modo questo sia potuto succedere, vista la sua dichiarata inabilità con tutto l’ambito scientifico. Cosa è cambiato? Semplice, si è ribaltata la sua credenza sulle sue capacità in merito ai numeri. Una convinzione dovuta ad un atteggiamento di critica e disapprovazione che la professoressa di matematica delle scuole medie le aveva sempre riservato. Sentendosi ripetere ogni giorno e ad ogni compito in classe che lei non era portata, che non aveva la mentalità adatta, quella ragazza non solo aveva finito con il crederci, ma alla fine ha anche incluso questa idea nella sua identità, legando se stessa a quella concezione di “ragazza che non è brava con i numeri”.

E’ come se il suo cervello l’avesse boicottata ogni volta che doveva avere a che fare con formule ed equazioni: per rispettare il principio di coerenza, infatti, uno dei principi più forti nella vita di ogni essere umano, si impediva di accedere alle risorse adeguate alla risoluzione di problemi e calcoli. Così lei aveva ogni volta una nuova conferma della sua inadeguatezza e non faceva che rafforzare la sua identità di persona non capace. Durante l’ultimo anno delle scuole superiori però, una nuova insegnante le fece scoprire quanto questa sua idea fosse sbagliata. E lo fece semplicemente incoraggiandola e complimentandosi con lei per i risultati che invece era in grado di ottenere.

La ragazza si rese conto di quanto, nella definizione di sé, fosse stata influenzata dai commenti negativi degli altri in merito alle sue capacità. E di quanto il suo stato d’animo negativo nei confronti di quelle capacità le avesse impedito di uscire da quel circolo vizioso: “non sono portata, quindi non rendo bene nello studio di queste materie, quindi non sono capace, quindi la matematica non fa per me”. Era come se avesse indossato dei paraocchi che le impedivano di vedere al di là di un certo campo visivo. Come se il pulsante del jukebox per accedere alle sue risorse più preziose le fosse stato nascosto dall’etichetta che le aveva dato la prima insegnante.

Questo esempio è la migliore dimostrazione del fatto che delimitarsi all’interno di una identità è anche una forte limitazione: ci impedisce di accedere a tutte le nostre potenzialità e, di conseguenza, di riuscire al meglio in tutto quello che decidiamo di affrontare. E’ come se il nostro vissuto precedente determinasse le linee lungo cui si svilupperà la nostra vita futura. E’ come se andassimo avanti continuando però a guardarci dietro, senza uscire dai binari del passato.
Ecco perché è molto importante allenarsi ogni giorno alla flessibilità, alla elasticità mentale e di comportamento.

Dobbiamo guardarci da questo atteggiamento limitante e svincolarci dai nostri limiti abituali, rompendo ogni schema che ci vuole in un certo modo e ci dice che qualcosa non fa per noi. A volte infatti cerchiamo proprio di autosabotarci: se ad esempio a livello non consapevole non vogliamo raggiungere un obiettivo, troveremo mille ostacoli alla realizzazione del nostro obiettivo. Quante persone vogliono diventare ricche, ma non ci riescono o non si danno da fare con impegno? Sono proprio coloro che in realtà, a livello inconscio, pensano che essere ricchi sia una qualità propria delle persone disoneste, o che ritengono che l’invidia che scaturisce dal denaro possa far perdere le proprie amicizie. Con delle credenze del genere, il nostro inconscio farà di tutto per sabotare i nostri obiettivi di ricchezza.

Il punto da cui dobbiamo partire è dunque la convinzione che tutti gli esseri umani sono uguali in partenza, e che la diversità subentra solo nel fatto che ognuno sceglie di sviluppare alcune abilità piuttosto che altre. In fondo, se alcune persone hanno scalato la vetta dell’Everest o sono diventate assi del volante, anche noi abbiamo la possibilità di fare altrettanto.

Lo stesso naturalmente vale, come avremo modo di ripetere più volte lungo queste pagine, per la capacità di essere un ottimo seduttore. Possiamo esserlo, fosse solo per il fatto che già qualcun altro lo è stato. Perché questo si realizzi, la cosa principale è innanzitutto imparare ad acquisire la capacità di credere che ciò sia possibile e di immaginarci come un bravo seduttore. Non serve altro che costruire in modo congruente una nostra rappresentazione interna, utilizzando le risorse che più ci piacciono, e cominciare a vivere subito come la persona che vogliamo essere. Proviamo a pensare poi quanto può tornare a vantaggio della riuscita delle nostre strategie seduttive, il conoscere la definizione di identità e soprattutto le sue implicazioni nella vita di ognuno.

Impegniamoci a far capire al nostro potenziale partner quanto sia limitato e limitante il suo definirsi in un certo modo piuttosto che in un altro. Spieghiamogli quanto, in questo modo, egli non faccia altro che precludersi la possibilità di diventare qualunque cosa egli voglia provare ad essere. Di più, rendiamoci protagonisti attivi della rottura di uno qualunque dei suoi presunti limiti abituali. Associando a noi, alla nostra presenza incoraggiante, al nostro essergli vicino la sua crescita e l’abbattimento delle sue limitazioni emotive, che tipo di legame creeremo con lui? Stiamo pur certi che in poco tempo la sua dipendenza emotiva nei nostri confronti sarà davvero forte. E non potrà più fare a meno di noi perché la sua nuova rappresentazione interiore di sé sarà comunque legata a qualcosa che ha appreso grazie a noi.

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